P.E.I. - Piano Educativo dell'Istituto

CHI SIAMO
Le Scuole fondate dal Beato Bartolo Longo hanno origine nella valle di Pompei, dove egli, per iniziativa di Dio, intraprese la sua azione a favore dei giovani, specialmente dei più poveri, e diede vita a un vasto movimento di persone, che operano a formare onesti cittadini e buoni cristiani.
Tutto ha inizio da una visione profetica avuto da Bartolo Longo…
Un giorno, vagando per quei campi, in contrada Arpaia, Bartolo sentì una voce misteriosa che gli diceva: “Se propaghi il Rosario, sarai salvo!”. E subito dopo udì l'eco di una campana lontana, che suonava l'Angelus di mezzogiorno; egli allora si inginocchiò sulla nuda terra a pregare fino al raggiungimento di una grande pace interiore, mai provata prima. A quel punto ebbe ancora più chiara la missione da compiere. Iniziò così a progettare la costituzione di una “pia società” intitolata al Santo Rosario, da realizzarsi proprio lì, in quella valle abbandonata. A Bartolo Longo Gesù non impose soltanto di rinunziare a una vita brillante e alle sue soddi¬sfazioni; disse anche chiaramente a quali umilia¬zioni avrebbe dovuto sottostare: « ti accuseranno di pazzo, di imbroglione, di profittatore, di la¬dro!... ». E Bartolo Longo obbedì lo stesso!
Nei tre anni successivi tornò tra i Pompeiani più volte per diffondere la devozione al Santo Rosario, ma ben presto si rese conto, che a tale scopo, gli occorreva un quadro della Madonna del Rosario, dipinto ad olio, come si confaceva meglio all'uso liturgico. Il 13 novembre 1875 si recò così a Napoli avendo in mente di acquistarne uno già visto in un negozio, ma le cose non andarono come egli aveva pensato. Per puro caso infatti incontrò in Via Toledo Padre Radente che allo scopo gli suggerì di andare al Conservatorio del Rosario di Portamedina e di chiedere, in suo nome, a Suor Maria Concetta De Litala un vecchio quadro del Rosario che egli stesso le aveva affidato dieci anni prima. Bartolo seguì tale suggerimento, ma fu presto preso da sgomento quando la suora gli mostrò il quadro: una tela corrosa dalle tarme e logorata dal tempo, che mancava in più parti di pezzi di colore, con la Madonna in atteggiamento antistorico, cioè con la Vergine che porge la corona a Santa Rosa, anziché a Santa Caterina da Siena, come nella tradizione domenicana. Bartolo Longo fu sul punto di declinare l'offerta, ma ritirò comunque il dono per l'insistenza della stessa suora.
Nel tardo pomeriggio del 13 novembre 1875, l'immagine della Madonna giunse così a Pompei, su un carretto guidato dal carrettiere Angelo Tortora e altre volte adibito al trasporto di letame. Fu scaricata con la sua lurida copertura di fronte alla fatiscente Parrocchia del SS. Salvatore, dove ad aspettarla c'erano l'anziano parroco Cirillo, Bartolo e altri pochi abitanti. Lo sgomento iniziale di Bartolo colse anche tutti gli altri presenti quando, tolta la coperta, fu mostrato il quadro. Furono tutti d'accordo che l'immagine non si poteva esporre prima di un restauro anche solo parziale. Al primo restauro, nel corso degli anni, ne seguirono altri e per i primi tre anni il quadro fu esposto nella Parrocchia del SS. Salvatore.

LA NUOVA CHIESA E LA NUOVA CITTÀ
Il 13 febbraio 1876, giorno in cui per la prima volta il quadro della Madonna veniva esposto, dopo il restauro, alla pubblica venerazione, si verificò il primo prodigio: la completa guarigione della dodicenne Clorinda, giudicata inguaribile dal celebre professore Antonio Cardarelli, e per la cui salvezza la zia Anna aveva aderito alle offerte per la nascente chiesa. Era il primo di una lunga serie di Miracoli e Grazie nella storia del Santuario di Pompei.     Di fronte a tanto interesse religioso e devozionale, il vescovo di Nola (nella cui diocesi era compresa allora anche la Valle di Pompei) suggerì a Bartolo Longo di iniziare la costruzione di una nuova chiesa, in un terreno indicato dallo stesso vescovo. Iniziarono così le peregrinazioni di Bartolo Longo  in cerca dei fondi necessari, mediante la sottoscrizione di “un soldo al mese”.
Da Napoli e successivamente da molte altre parti del mondo iniziarono a giungere offerte per la costruzione della nuova chiesa la cui prima pietra fu posta l'8 maggio 1876.
Il quadro fu quindi posto su un altare provvisorio in una cappella (detta poi di Santa Caterina), nell’erigenda chiesa. L'architetto Antonio Cua si offrì gratuitamente di redigere il progetto e dirigere i lavori della nuova chiesa.
Nel 1877 Bartolo Longo scrisse e divulgò la pratica dei "Quindici Sabati". Due anni dopo, guarì lui stesso da una grave malattia grazie alla recita della Novena, da lui composta e della quale ci furono, immediatamente, novecento edizioni, in ventidue lingue. Il 14 ottobre 1883, ventimila pellegrini, riuniti a Pompei recitarono, per la prima volta, la Supplica alla Vergine del Rosario, scritta da Bartolo Longo, in risposta all'Enciclica Supremi Apostolatus Officio (1º settembre 1883), con la quale Leone XIII, di fronte ai mali della società, additava come rimedio la recita del Rosario. Nel 1884 fondò il periodico “Il Rosario e la Nuova Pompei”, tuttora stampato e diffuso in tutto il mondo. Nel frattempo intorno al grande cantiere per la chiesa, Bartolo Longo diede forma alla nuova città, con le case per gli operai (primo esempio di edilizia sociale), il telegrafo, un piccolo ospedale, l'osservatorio meteorologico e quello geodinamico. Nel 1887 fondò l'Orfanotrofio Femminile, la prima delle sue opere di carità a favore dei minori. In questo periodo Bartolo Longo maturò la sua intuizione più originale e cioè: non solo credere nella possibilità del recupero dei figli dei carcerati, ma scommettere sul fatto che essi, a loro volta, avrebbero potuto salvare i loro genitori dalla disperazione. Nel 1892 veniva così collocata la prima pietra dell'Ospizio per i figli dei carcerati, retto, a partire dal 1907, dai Fratelli delle Scuole Cristiane di San Giovanni Battista de La Salle. Dopo appena sei anni gli allievi erano oltre cento.
In seguito accolse anche le figlie dei carcerati che affidò alla cura delle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei, da lui fondate nel 1897. Si trattava di un'opera difficile perché combattuta dalla cultura e dalla scienza positivista del tempo, che non riconosceva l'educabilità del figlio di un delinquente. L'opera di Bartolo Longo dimostrò il contrario. Queste opere miravano ad accogliere ed educare tutti i bambini e ragazzi orfani o abbandonati e che quindi non avevano punti di riferimento familiare per la propria crescita umana e sociale.  L'opera di Bartolo Longo così si arricchì ulteriormente con l'istituzione della Supplica alla Madonna di Pompei (da egli stesso scritta) l'8 maggio e la Prima domenica di ottobre, la promozione del Movimento Assunzionista per ottenere la definizione del dogma dell'Assunzione di Maria, l'Orfanotrofio Femminile, l'Istituto per i Figli dei Carcerati, l'Istituto per le Figlie dei Carcerati, la Congregazione femminile delle Suore Domenicane Figlie del S. Rosario  di Pompei, le Case Operaie per i dipendenti, la tipografia con annessa legatoria anche artistica, le officine, la scuola di arti e mestieri , la scuola serale e la stazione ferroviaria per la quale offrì il terreno. Bartolo Longo tuttavia intuì che la nascente città avrebbe avuto una forte vocazione turistica sia per l'interesse archeologico verso gli Scavi dell'antica Pompei, sia per il sempre maggiore interesse religioso che portava ormai migliaia di pellegrini presso la Basilica.
 Si adoperò pertanto affinché nella città sorgessero farmacie, luoghi di ristoro ed accoglienza per i visitatori, nuove strade e tutto quanto potesse rendere la città più bella e funzionale.
 Trasformato quindi una valle desolata, in penoso stato di abbandono e degrado, in una moderna e bella città a forte vocazione turistica, dotata di tutti i confort e servizi.
Come afferma Sua Eccellenza Monsignor Carlo Liberati: “Com’è oggi ve ne rendete conto tutti vivendo in Pompei e, soprattutto, per quanti di voi la frequentano per un incontro personale con Gesù ed invocare la protezione di Maria: si realizza una seria esperienza di Chiesa.
Si diventa perseveranti e forti nella fede.
“Certamente abbiamo cercato (il Santuario) di renderlo in questi anni più accogliente, ospitale, gradito. Ai fedeli che vi accorrono, ci avviciniamo ormai ai quattro milioni di credenti abbiamo l’ambizione di farli sentire a casa loro. Cerchiamo di far loro esperimentare la sensazione che li attendiamo con gioia e vorremmo si sentissero contenti ed appagati.”

Attualmente il Santuario di Pompei, oltre a seguire i bambini disagiati e le Case fondate dal Beato, dà vita alle seguenti iniziative:

  • Il Centro Diurno Polifunzionale “Crescere Insieme” che accoglie preadolescenti e adolescenti in regime di semiconvitto.
  • Il “Gruppo-Appartamento” per l’accoglienza residenziale delle giovani prossime ai 18 anni o già maggiorenni.
  • La “Casa Emanuel” per l’accoglienza di gestanti, madri e bambini in difficoltà.
  • Le sedi del “Centro di Aiuto alla Vita” (CAV) che sostiene donne in difficoltà che decidono di non abortire, ma che accolgono la vita nascente, con la certezza di essere aiutate dal momento della nascita fino ai primi anni di vita del loro bambino e del “Movimento per la Vita” (MpV) che organizza varie iniziative per diffondere la cultura della vita.
  • Il Centro di Ascolto “Myriam” aperto all’accoglienza, all’informazione, all’orientamento e all’accompagnamento di persone afflitte da varie emergenze sociali, con particolare riguardo alle necessità delle donne immigrate.

Tutte queste Opere hanno la loro sede al Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario” retto dalle Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei.

  • La Comunità educativa, “Casa Famiglia” “Giardino del sorriso”, per l’accoglienza residenziale di minori da 0 a 10 anni sita in Via Arpaia.
  • Il “Centro Polifunzionale Diurno”, attivo nel Centro Educativo “Bartolo Longo”, retto dai Fratelli delle Scuole Cristiane, offre il sostegno scolastico e la possibilità di partecipare ad innumerevoli attività pomeridiane che vanno dalla lavorazione della ceramica all’apprendimento della musica, dallo studio dell’informatica allo sport, a circa 100 ragazzi provenienti da famiglie con gravi problemi sociali che, grazie al lavoro quotidiano svolto da appartenenti a varie associazioni di volontariato, ricevono un’adeguata istruzione, coadiuvata da esperienze di socializzazione.

Dal mese di settembre 2004, su iniziativa dell’Arcivescovo Mons. Carlo Liberati, è operativa a Pompei, una nuova sede della “Comunità Incontro”. La struttura, nella quale trovano posto fino a 15 persone, è dotata di una sala convegni, di locali per l’allevamento degli animali e di 17.000 mq di terreno coltivabile dove i giovani recuperati dall’alcolismo e dalla droga, riacquistano i requisiti di fondo per vivere nuovamente una giovinezza piena e riscoprire il senso e la bellezza della vita.

LA NOSTRA SCUOLA SI CARATTERIZZA

  • Per la scelta educativa che finalizza intenzionalmente l’istruzione alla crescita globale dei bambini, secondo un’antropologia, ispirata all’umanesimo.
  • I suoi componenti s’impegnano a comprendere i contesti in cui sono collocate le speranze dei bambini alla luce dell’esperienza educativa di Bartolo Longo.
  • E’ attenta alle domande di quanti si orientano verso la scuola come ambiente e spazio pedagogico rasserenante e dei bambini che manifestano particolari doti e interesse per la cultura.
  • Comprende e si adopera, allo stesso tempo, per i piccoli che vivono in situazione di disagio o di emarginazione, degli immigrati, di quanto sono sradicati dalle loro società e culture e rischiano di perdere la propria identità e la stessa dignità umana.
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